Logopedista a Trento
Dislalie infantili e difetti di pronuncia: il lavoro a Trento
Diciamoci la verità: la «r» moscia o la «s» interdentale fanno simpatia e tenerezza quando i bambini sono piccoli, ma con l'avvicinarsi della scuola primaria quelle imperfezioni rischiano di trasformarsi in un ostacolo. Diventa difficile farsi capire dagli altri, cresce il rischio di essere presi in giro e quelle incertezze nel parlato si trasferiscono dritte sui quaderni, trasformandosi in errori di ortografia. Per scoprire a che età devono stabilizzarsi i vari suoni, è possibile consultare la nostra scheda scientifica a fine pagina. Qui sotto, invece, si racconta come la dott.ssa Perghem aiuta i bambini a Trento ad affrontare tali fragilità: cosa osserva durante le sedute, come si sviluppa il percorso di trattamento e perché una corretta pronuncia non dipende necessariamente solo dal suono, ma dall'armonia di tutta la bocca.
Una tappa della crescita o un suono da costruire?
Molte imprecisioni nel parlato fanno parte del normale sviluppo di ogni bambino: ogni fonema, infatti, segue traiettorie di acquisizione precise. Il vero compito di una valutazione logopedica è capire se il suono mancante sta per emergere spontaneamente o se il bambino ha interiorizzato e generalizzato un movimento scorretto per produrlo, un'abitudine questa che con il tempo tende a stabilizzarsi anziché correggersi. Nello studio la dott.ssa Perghem verifica tutto questo ascoltando il bambino mentre gioca e conversa spontaneamente, e non solo facendogli ripetere liste di parole a comando. È proprio nella conversazione spontanea che si sente come i suoni vengono prodotti dentro le parole di tutti i giorni.
La bocca intera, non solo il suono
Immaginate la bocca del vostro bambino come le fondamenta di una casa: se queste ultime non sono stabili, tutto il resto fa fatica. Per questo un difetto di pronuncia è raramente un problema isolato. Prima di concentrarsi sul singolo suono, la dott.ssa Perghem osserva sempre come respira il bambino, qual è la posizione della sua lingua a riposo, come deglutisce e se ci sono abitudini quotidiane che remano contro, quali il ciuccio tenuto troppo a lungo, il dito in bocca o la tendenza a respirare a bocca aperta. Molto spesso, dietro una «s» che scivola tra i denti si nasconde una deglutizione disfunzionale. In questi casi, il percorso sulla pronuncia e la terapia miofunzionale si integrano: correggere il suono senza riequilibrare la muscolatura della bocca significherebbe lavorare e costruire su un terreno che frana.
Il percorso: giochi brevi, ripetuti, mirati
Imparare a pronunciare il suono giusto è un viaggio fatto di tanti piccoli passi metodici. Durante le sedute di logopedia si gioca con l'ascolto per imparare a riconoscere il suono corretto in mezzo agli altri, ci si guarda allo specchio per osservare dove si posizionano lingua e labbra, e si utilizzano, ad esempio, giochi di soffio, di bolle e carte illustrate. Grazie alla formazione specifica sull'impostazione e la correzione dei fonemi italiani, la dott.ssa Perghem sa quale strategia utilizzare per ciascun bambino. Il vero lavoro di squadra però lo si fa a casa: ai genitori affida piccoli giochi di pochi minuti da svolgere insieme al bambino. Ed è proprio questa costanza a casa, molto più della singola seduta in studio, a trasformare il suono nuovo in un'abitudine spontanea.
Quando la vibrazione dà una mano
Per alcuni suoni, primo fra tutti il fonema «r», la dott.ssa Perghem può integrare la seduta con la terapia a vibrazione locale Novafon, un dispositivo medico al cui utilizzo logopedico si è specificatamente formata. Tale stimolazione supporta e aiuta la muscolatura a percepire e promuovere il movimento giusto. Non è una scorciatoia né un passaggio obbligato: è uno strumento in più, proposto solo quando la valutazione ne suggerisce l'utilità. Al tema è dedicata una pagina di questo sito.
Pronuncia e scuola: perché non rimandare troppo
Perché è così importante correggere i difetti di pronuncia prima dell'entrata alla scuola primaria? La risposta è semplice: un bambino che pronuncia male le parole rischia fortemente di scriverle con gli stessi errori sul quaderno. Avendo dedicato gran parte dei suoi studi e del suo Master ai disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), la dott.ssa Perghem conosce bene questo legame. Spesso i bambini tendono a scrivere esattamente come pronunciano; per questo, arrivare alla scuola primaria con tutti i suoni prodotti correttamente significa dar loro lo slancio giusto per imparare a leggere e scrivere con fiducia e senza timore.
Domande frequenti
Le domande sulla pronuncia che i genitori portano più spesso in studio a Trento.
- La «r moscia» si deve correggere per forza? No: si interviene solo quando il bambino richiede di correggere tale difetto di pronuncia o se si accompagna ad altre fragilità. La valutazione serve proprio a decidere insieme come procedere.
- Quanto durerà il trattamento? Dipende da quanti suoni sono coinvolti e da che altre fragilità ci sono alla base. Dopo la valutazione la dott.ssa Perghem indica un orizzonte realistico, che viene poi verificato e tarato strada facendo.
- Possiamo correggerlo noi a casa, facendoglielo ripetere? No: la ripetizione insistente di un suono impostato male è controproducente. A casa funzionano gli esercizi giusti, brevi e mirati, non le richieste persistenti di ripetizione.
- Il bambino si accorge del suo difetto di pronuncia? Spesso sì, anche quando non lo dice: per questo il percorso è costruito come un gioco in cui il suono nuovo si configura una conquista.
Se un suono fatica ad emergere e la scuola primaria si avvicina, una valutazione mirata con la dott.ssa Perghem nella sede di Trento aiuta a capire se e come intervenire.
Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'équipe della sede di Trento:
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Revisione clinica del 21 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Federica Perghem - Ordine TSRM PSTRP di Trento - Albo dei Logopedisti — n. 17.