Logopedista a Trento

Disordine pragmatico della comunicazione: il percorso a Trento

C'è un tipo di difficoltà che sfugge a lungo, proprio perché il bambino parla bene: vocabolario ricco, frasi corrette, a volte un eloquio persino ricercato per l'età. Eppure qualcosa nelle conversazioni non torna: risponde a modo suo, prende tutto alla lettera, racconta senza accorgersi che l'altro ha smesso di seguirlo. Non è un problema di parole, ma di come le parole si usano con gli altri.

È il disordine pragmatico (o sociale) della comunicazione: una difficoltà nell'uso del linguaggio dentro le situazioni reali, descritta nei suoi criteri clinici nella scheda dello Studio collegata in fondo. In questa pagina la questione è pratica: come la dott.ssa Perghem riconosce, valuta e tratta questa difficoltà nella sede di Trento.

Le scene che i genitori descrivono

Al primo colloquio le famiglie raramente arrivano con un'etichetta; arrivano con delle scene:

  • il compagno gli dice «ma va', scherzavo!» e lui resta serissimo: l'ironia gli scivola addosso;
  • monopolizza la conversazione sul suo argomento preferito e non registra i segnali di noia dell'altro;
  • in classe alza la mano e risponde una cosa esatta ma fuori tema: ha seguito le parole, non il discorso;
  • racconta un episodio partendo dal fondo o saltando i passaggi, e chi ascolta si perde;
  • con i coetanei fatica, mentre con gli adulti, più pazienti e prevedibili, se la cava molto meglio.

Perché serve una valutazione fatta bene

Queste difficoltà possono presentarsi da sole oppure dentro quadri diversi tra loro, e la differenza non è un dettaglio: cambia il tipo di aiuto di cui il bambino ha bisogno. Per questo la valutazione della dott.ssa Perghem non si limita a un test di linguaggio: osserva il bambino in situazioni comunicative vere, raccoglie il punto di vista di casa e, dove è opportuno, della scuola, e si confronta con gli psicologi dell'équipe dello Studio quando il profilo chiede uno sguardo in più. L'obiettivo è arrivare a una descrizione onesta di come il bambino comunica, non a un'etichetta appiccicata in fretta.

Il lavoro in seduta: allenare l'implicito

Come si insegna a cogliere ciò che non viene detto? Non spiegandolo a parole, ma facendolo sperimentare. Nelle sedute della dott.ssa Perghem si lavora con storie da completare, vignette da interpretare, giochi di ruolo in cui si prova che cosa succede se non si rispetta il turno o si cambia argomento senza preavviso; si impara a leggere il contesto, a inferire le intenzioni, a capire che la stessa frase può voler dire cose diverse in situazioni diverse. Il punto di partenza, coerente con l'impostazione che la dott.ssa Perghem dà a questi percorsi, è la comprensione: prima si costruisce il significato, poi il suo uso nella conversazione.

La palestra vera è la vita quotidiana

Le abilità pragmatiche non servono in studio: servono in cortile, a tavola, in classe. Per questo i genitori ricevono indicazioni per sfruttare le situazioni di ogni giorno, dal racconto della giornata alla lettura condivisa, come occasioni di allenamento leggero: non compiti in più, ma un modo diverso di stare nelle conversazioni che già ci sono. Quando la famiglia lo desidera, la dott.ssa Perghem condivide con gli insegnanti strategie coerenti con il lavoro in corso: più i contesti remano nella stessa direzione, prima le nuove competenze diventano spontanee e smettono di essere qualcosa che il bambino «fa dalla logopedista».

Domande frequenti

Le domande più comuni delle famiglie su questa difficoltà.

  • Se parla così bene, che cosa c'entra la logopedista? La logopedia si occupa della comunicazione, non solo della forma delle parole: l'uso sociale del linguaggio è a pieno titolo materia logopedica.
  • È una forma di autismo? Non necessariamente: la difficoltà pragmatica può presentarsi da sola o accompagnarsi ad altre condizioni. È esattamente ciò che una valutazione accurata, se serve in équipe, aiuta a distinguere.
  • Gli insegnanti dicono che è solo timido o maleducato: come capirlo? Timidezza ed educazione c'entrano poco: qui la difficoltà sta nel leggere le regole implicite dello scambio. Un'osservazione competente distingue un tratto di carattere da una fatica che merita un aiuto.
  • Crescendo imparerà da solo? Le richieste sociali aumentano con l'età più in fretta di quanto queste abilità maturino spontaneamente in un bambino in difficoltà: un lavoro mirato le sostiene proprio nel momento in cui servono di più.
  • Quanto dura il percorso? Si definisce dopo la valutazione e si verifica per obiettivi: la capacità di stare in una conversazione si osserva nel tempo, e i progressi vengono condivisi con la famiglia.
Disturbo pragmatico della comunicazioneDisturbi del linguaggioAutismo

Se vostro figlio parla bene ma «non si trova» nelle conversazioni, vale la pena capire perché: un colloquio con la dott.ssa Perghem nella sede di Trento è il modo più diretto per farlo.

Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'équipe della sede di Trento:

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Gli altri disturbi

Revisione clinica del 21 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Federica Perghem - Ordine TSRM PSTRP di Trento - Albo dei Logopedisti — n. 17.

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